Le imprese attive venete diminuiscono dello 0,6% rispetto al 2019. Tra i settori più colpiti le attività immobiliari, ricettive, del commercio e dell’industria. Solo il 37% di esse non ha intenzione di sviluppare nuove strategie per la propria offerta di beni o servizi.

 

Dal Rapporto Statistico 2020 redatto dalla Regione Veneto emerge che la fase di profonda crisi che stiamo affrontando in questi mesi si inserisce in un contesto già incerto, visto che il 2019 non rappresentava una situazione di partenza tra le più rosee e che, alla fine dell’emergenza sanitaria, non ritroveremo la struttura produttiva che abbiamo lasciato, ma verrà a delinearsi probabilmente, tra sfide e opportunità, un assetto produttivo nuovo.

Le imprese, quindi, saranno chiamate a rivedere e ristrutturare alcune funzioni e attività, a focalizzare nuovi modelli organizzativi, in un’ottica di gestione della crisi e contestualmente di gestione del rischio e tutela della sicurezza.

 

Primi segnali sul 2020, tra attività sospese e segnali di ripartenza

Il primo trimestre 2020 si chiude in analogia rispetto alla situazione di fine 2019, sia per l’Italia che per il Veneto: nel periodo gennaio-marzo di quest’anno, infatti, le imprese attive italiane diminuiscono ancora dello 0,3% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente e quelle venete continuano a contrarsi dello 0,6%. Il saldo anagrafico tra le nuove iscrizioni e le cessazioni del primo trimestre dell’anno in corso è negativo sia per il Veneto che per l’Italia ed è il risultato di un calo di entrambe le componenti.

In Veneto sono circa il 59% delle attività e il 55% degli addetti ad essere interessati dai provvedimenti di chiusura. Le attività produttive venete interessate dalla sospensione delle attività sono quasi 245 mila imprese (circa il 59% del totale), che impiegano oltre 900 mila addetti (circa il 55% degli addetti totali). A livello economico le unità produttive interessate dalla sospensione delle attività concorrono al fatturato del settore imprenditoriale privato per il 55,5% e al valore aggiunto privato per circa il 51% (l’analisi non tiene conto del lavoro a distanza e delle attività autorizzate all'apertura in deroga).

 

I settori più colpiti dalla crisi

I settori potenzialmente completamente chiusi sono stati quelli relativi alle attività artistiche, d’intrattenimento e sportive e le attività immobiliari, che assieme rappresentano circa l’8,6% delle unità locali venete, impiegano il 3,4% degli addetti, raggiungono oltre 5,5 miliardi di fatturato e producono circa il 3% del valore aggiunto privato. Gli altri comparti su cui ha inciso in modo forte la sospensione delle attività sono le attività manifatturiere in generale, oltre al settore edilizio. I provvedimenti di sospensione hanno riguardato quasi il 92% delle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (per una quota pari all’82% degli addetti del comparto e al 73% del fatturato del settore) e l’85% delle attività commerciali (per una quota pari all’80% degli addetti e al 70% del fatturato del settore). Sono inoltre circa i due terzi delle unità produttive manifatturiere ad essere interessate dalla sospensione, per una quota del 60% del fatturato e del 66% degli addetti del settore.

 

Le nuove strategie delle imprese: produzione, export e e-commerce

Sebbene il sentire condiviso (82,4%) sia la speranza di un ritorno alla normalità, solo il 37% delle imprese del Veneto non ha in mente di sviluppare nuove strategie. Per il 31,9% una strategia da implementare, anche nel breve periodo, è quella di ricalibrare o ripensare la propria offerta di beni o servizi, per il 22,8% è indispensabile rivedere i propri mercati di destinazione e per il 21,4% ampliare la propria offerta sui canali e-commerce. Un ulteriore 22,6%, in questa fase, si concentrerà nel ricostituire il proprio magazzino. Prevale, quindi, la necessità di implementare strategie in grado di ampliare il proprio mercato di riferimento con una nuova offerta di valore e con nuovi canali di vendita che oggi superino l’impossibilità di un contatto diretto con il cliente e domani offrano un canale complementare a quello tradizionale, assecondando una propensione dei consumatori già in atto in Italia, soprattutto per alcuni beni e servizi.

 

Il Presidente di Apindustria VeneziaMarco Zecchinel, afferma: “I dati del rapporto statistico 2020 elaborati dal nostro Centro Studi evidenziano da un lato la profonda crisi economica nella quale la pandemia ci ha precipitato ma dall’altro la grande fiducia che l’imprenditore Veneto ha nelle proprie capacità. Infatti, pur di fronte a dati di mercato tutti in negativo, quasi il 70% delle aziende Venete dichiara di essere alla ricerca di nuovi mercati, strategie d’impresa o innovazioni commerciali. Non si arresta quindi la caparbia tenacia dell’imprenditore veneto che crede nelle proprie forze e nei momenti più duri prova ancora a scommettere e investire.”

 

PER INFO E SUPPORTO SCRIVI A UFFICIOSTAMPA@APINDUSTRIAVENEZIA.IT O CHIAMA A 041.8470725

 

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