La crisi post Covid è costata 500.000 posti di lavoro, ma si registrano i primi segnali di ripresa. Lo ha detto Roberto Monducci, direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell'Istat, in audizione al Senato.

 

Monducci, citando le indagini a disposizione durante l'audizione al Senato, ha dichiarato che "la crisi sulle imprese è stata di intensità e rapidità straordinarie, determinando seri rischi per la sopravvivenza: il 38,8% delle imprese italiane (28,8% dell'occupazione, 3,6 milioni di addetti, 22,5% del valore aggiunto, circa 165 miliardi) ha denunciato l'esistenza di fattori economici e organizzativi che ne mettono a rischio la sopravvivenza nel corso dell'anno". Meno vulnerabili le imprese presenti sui mercati internazionali: il 28,5% di esportatori prevede gravi rischi nel breve periodo; il 27% nel caso di unità a elevata propensione all'export o che vendono su più mercati, il 21% nel caso di chi esporta nell'Ue e nell'extra-Ue, fino al 15,5% nel caso di imprese esportatrici appartenenti a un gruppo multinazionale.

Nel dettaglio, l'analisi dell'impatto dalle misure di contenimento dell'epidemia sul sistema produttivo mette in evidenza numeri preoccupanti: solo il 32,5% delle imprese (48,3% degli addetti, 54% del valore aggiunto) ha dichiarato di avere potuto operare durante il lockdown, mentre il 43,8% (26,9% degli addetti, 21,2% del valore aggiunto) ha dovuto sospendere la propria attività almeno fino al 4 maggio. E' stato colpito il 49,1% delle imprese più produttive.

Per quanto concerne la prospettiva di chiusura, l'Istat rileva, che è determinata dall'elevata caduta di fatturato (oltre il 50% in meno sul 2019) che ha riguardato il 74% delle imprese e dal lockdown (59,7% delle imprese). I vincoli di liquidità (62,6% delle unità a rischio chiusura) e la contrazione della domanda (54,4%) costituiscono i principali motivi, i vincoli di approvvigionamento lato offerta sono un vincolo più contenuto (23%).

Istat ha segnalato “il ruolo centrale del sistema bancario e allo stesso tempo l'esposizione a possibili trasmissioni dello shock della crisi di liquidità nonostante l'intervento pubblico: in caso di recessione, possono emergere tensioni sia sui bilanci delle banche sia sui rapporti banca-impresa”.

“Per quanto riguarda la ripresa ci sono molto dati positivi, ha dichiarato Monducci: "la produzione industriale cresciuta di oltre il 42% a maggio, comparando livelli di produzione con altri paesi europei l'Italia è in posizione meno sfavorevole, quindi il rimbalzo ha performato in misura significativa; segnali positivi sul fatturato e le costruzioni, mentre il commercio estero risente dei contagi internazionali, ma i primi dati di giugno segnalano un ulteriore crescita extra Ue”.

 

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