L’Osservatorio di Veneto Lavoro ha decretato il saldo dei primi sei mesi dell’anno in corso: una perdita di 67 mila posizioni lavorative.

 

La somma tra assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro è positiva con +23.800 unità, ma sensibilmente inferiore rispetto a quello registrato nella prima metà dello scorso anno (+90.700).

La differenza è imputabile alle conseguenze derivanti dall'emergenza Covid-19 sul mercato del lavoro Veneto e in particolare alla mancata crescita dei posti di lavoro figlia delle chiusure e restrizioni imposte per contrastare e contenere la diffusione del contagio.

Nella fase pre-coronavirus, tra il 1° gennaio e il 22 febbraio di quest'anno, l'andamento del mercato del lavoro si era mantenuto positivo, anche se in progressivo rallentamento, con un saldo di 40.000 posizioni lavorative dipendenti in più, un risultato di +45.000 unità, di poco inferiore a quello registrato nel 2019.

La situazione è progressivamente peggiorata nelle settimane successive, a cominciare dall'avvio della fase lock down: tra il 23 febbraio e il 30 giugno si è registrata una perdita di oltre 62 mila posti di lavoro dipendente, imputabili tra le mancate assunzioni rispetto allo scorso anno (-46%) e rapporti di lavoro cessati. 

 

Tipologie contrattuali

Tutte le tipologie contrattuali da lavoro dipendente sono state inevitabilmente interessate da una dinamica negativa: la differenza con il saldo del 2019 è pari a -5.600 per il tempo indeterminato, -7.400 per l'apprendistato, -49.200 per i contratti a termine (che includono anche i rapporti di lavoro stagionali per i quali le assunzioni sono diminuite del 43%).

Il lavoro intermittente ha registrato -11.200 posizioni.

Andamento negativo anche per il lavoro somministrato con un calo del 77% nelle assunzioni nel solo mese di Aprile.

 

Settori

Analizzando il settore del turismo, esso si conferma quello maggiormente danneggiato dagli effetti dell’emergenza sanitaria e da solo spiega quasi la metà della contrazione occupazionale complessiva, con una riduzione di circa 36.000 posti di lavoro dall'inizio della crisi epidemiologica, la maggior parte dei quali stagionali.

Una luce di speranza sì è accesa a partire da maggio, con un'attenuazione del trend negativo, sia nei servizi turistici contestuali all'avvio della stagione estiva, sia in altri settori quali la sanità, i servizi sociali, i servizi di pulizia e sanificazione, le attività finanziarie, quelle professionali, l'industria alimentare e il tessile-abbigliamento.

L’edilizia e le costruzioni hanno rappresentato una fiduciosa crescita delle assunzioni del circa 9% negli ultimi due mesi.

 

Provvedimenti

Le due maggiori misure che hanno contribuito a limitare il numero di cessazioni di rapporto di lavoro nel periodo di emergenza epidemiologica maggiore sono state, come noto, il blocco dei licenziamenti e l'estensione della cassa integrazione a buona parte della platea di lavoratori dipendenti.

La "sospensione" dei licenziamenti di rapporti a tempo indeterminato ammonta a circa 10.000 unità, che il Governo intende posticipare allungando la scadenza prevista tuttora per il prossimo 17 agosto.

Altro elemento di valutazione è quello relativo agli effetti concreti che l’emergenza sta causando all’interno delle imprese stesse, difficilmente misurabile ma tangibile in termini di stato di “salute”.

Questo il commento del Presidente di Apindustria Venezia, Marco Zecchinel: “Come comunità di imprenditori apprezziamo interventi come la moratoria sui licenziamenti e l’estensione degli ammortizzatori sociali a quasi tutta la platea del lavoro dipendente. Tali provvedimenti hanno garantito una continuità salariale a migliaia di lavoratori ma sono interventi che hanno efficacia solo transitoria e non rappresentano soluzioni al problema occupazionale.

Purtroppo siamo davanti a una crisi senza precedenti che necessita di risposte innovative e di politiche attive per il lavoro. Come associazione proponiamo ad esempio di destinare parte delle risorse degli ammortizzatori sociali a forme di agevolazione sulle assunzioni come sgravi contributivi o riduzione del cuneo fiscale

Personalmente traggo, però, un segnale di ottimismo dai dati relativi al saldo occupazionale di maggio e giugno che sono pressoché in linea con l’anno 2019; questo è il segno della mai sopita capacità di resilienza del tessuto economico veneto anche in circostanze difficili come quelle attuali.” 

 

 

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