Nella seduta dello scorso 30 settembre, il Consiglio dei Ministri ha approvato la Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2019 (NADEF). Prevista una correzione al ribasso del Pil allo 0,1% nel 2019.

 

Il Documento, che costituisce il primo atto formale di politica economica varato dal Governo Conte bis, prevede, rispetto alle proiezioni di aprile 2019, una correzione al ribasso del Pil che si attesterebbe allo 0,1% nel 2019, con una stima sino allo 0,6 % nel 2020. In previsione dei provvedimenti che saranno contenuti nella prossima Legge di Bilancio 2020, nel NADEF si riferisce di interventi per circa 29 miliardi di euro, di cui 14,4 miliardi comprensivi di nuove entrate e riduzioni di spesa, e 7 miliardi di euro provenienti dalla lotta all’evasione fiscale.

È altresì preventivato un incremento del deficit fino al 2,2% del Pil sia nel 2019 che nel 2020, rispetto a quello programmato dell’1,6 %. Parallelamente si stima una diminuzione all’1,8 % nel 2021 e all’1,4 % nel 2022. Viene confermata la previsione di sterilizzazione delle clausole di salvaguardia scongiurando l’aumento dell’Iva mentre verranno assunti provvedimenti finalizzati al taglio del cuneo fiscale che verrà abbassato dello 0,15 % del PIL nel 2020, e dello 0,3 % nel 2021 e al contenimento degli aumenti di spesa pubblica derivanti soprattutto dall’attuazione del Reddito di cittadinanza e di Quota 100.

Sempre per quanto concerne l’Iva, si preannuncia la fissazione di un’aliquota differenziata che sarà più alta per i pagamenti in contanti e più bassa per i pagamenti con carte di credito e bancomat, al fine di garantire la tracciabilità delle transazioni. Vengono previsti, infine, una serie di interventi a sostegno delle politiche ambientali quali i green bond: titoli di debito italiani esplicitamente destinati a sostenere gli investimenti nella sostenibilità ambientale. Ovviamente molti dei provvedimenti indicati nel NADEF sono strettamente correlati, oltre alla flessibilità chiesta a Bruxelles, alla lotta all’evasione fiscale considerando che, un quarto di tutte le risorse, arriva proprio dal recupero del “sommerso”.

 

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