Il risultato del voto europeo, per le piccole e medie industrie private, va letto come una richiesta ben precisa: agire per uscire dallo stallo degli ultimi mesi per continuare a crescere.

 

A voce unita gli imprenditori di tutta Europa hanno indicato, con una precisa campagna lanciata Cea-Pme (la Confederazione europea delle Pmi) prima delle elezioni, quali debbano essere le priorità per i nuovi vertici europei. Non bisogna dimenticare, infatti, che su 23 milioni di imprese registrate il 99,8% sono Pmi

Sono sempre le piccole e medie imprese che formano l’80% dei lavoratori qualificati, impiegano il 60% del personale e creano i due terzi della ricchezza complessiva. Vogliamo restare in Europa ma vogliamo un’Europa diversa, che sia più attenta e vicina ai bisogni dell’impresa.

Rinnoviamo l’invito al Governo a concordare politiche e posizioni di interesse per il Paese, rispettando i valori della UE, ma incidendo sul cambio di parametri e regole, in particolare per quanto riguarda gli investimenti. 

Lo sblocco delle grandi opere e della TAV è un esempio concreto di credibilità e di crescita così come il taglio incisivo delle spese inefficienti a livello nazionale e regionale può rappresentare uno strumento di riduzione del debito

E’ certamente necessario per il nostro Paese investire nella ricerca, nell’educazione e nell’innovazione, nelle infrastrutture nuove e vecchie, sbloccare i cantieri e incidere in maniera impattante sul cuneo fiscale che ci penalizza, insieme ai lacci e laccioli burocratici, anche in termini di competitività.

L’Europa è e resta un baluardo per la crescita, ma c’è bisogno di un intervento forte che vada nella direzione di una maggiore competitività delle nostre Pmi”.

 

Così in una nota il presidente di Confapi, Maurizio Casasco.

 

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