“E’ necessario un piano industriale che rilanci la nostra economia e che metta al centro delle politiche attive le imprese. Serve più coraggio dal Governo”.

 

Nel corso dell’audizione tenutasi giovedì 9 maggio, alla Camera, presso le Commessioni Bilancio, Tesoro e Programmazione e Finanze in merito alla conversione in legge del Decreto CrescitaConfapi ha espresso una serie di considerazioni in merito alla manovra che dovrebbe prevedere:

• sgravi e incentivi fiscali;

• il rilancio degli investimenti privati;

• la tutela del made in Italy.

 

Confapi evidenzia la mancata proroga del credito d’imposta per le spese in ricerca e sviluppo, misura attualmente in vigore fino al 2020. Non prevedere un sempre più forte investimento in questo settore è penalizzante per tutte le piccole e medie industrie che devono innovare e che non sempre hanno al loro interno, essendo piccole, propri centri di ricerca. Da questo punto di vista, per crescere ed essere competitivi occorre innovare non solo i sistemi di produzione, ma soprattutto i nostri prodotti.

Il tema dell’accesso al credito diventa focale. Il decreto contiene interventi per sostenere la capitalizzazione delle Pmi, ma avrebbe dovuto osare di più e proporre più strumenti alternativi all’accesso al credito. Non è infatti un mistero che i canali alternativi a quello bancario, come i Pir e i Minibond, non hanno raggiunto l’obiettivo di supportare le nostre industrie”.

“A tal proposito ci piacerebbe sapere di più sul piano strategico preannunciato da Cassa depositi e prestiti di diventare nel prossimo triennio partner di 60 mila piccole e medie imprese: come Confederazione radicata in tutto il Paese siamo pronti a partecipare attivamente a sostegno delle nostre industrie”.

“Non solo, prosegue Confapi, ma per dare maggiore liquidità e competitività alle imprese è necessario accorciare i tempi di pagamento tra privati, tema caro a Confapi. Infatti, secondo un nostro studio, abbassando i tempi di riscossione del ciclo credito/debito a 60 giorni l'indebitamento finanziario netto diminuisce di oltre il 55%: ciò consentirebbe di dare più forza all'impresa che vuole investire. In questo senso, la misura introdotta nel Decreto che obbliga le società a dare evidenza nel bilancio sociale delle transazioni commerciali effettuate durante l’anno distinguendo tra quelle intercorse con le grandi, le medie, le piccole e le micro imprese, è condivisibili.

 

Sono condivisibili anche altri provvedimenti del Decreto, da sempre richiesti dalla Confederazione:

• la reintroduzione del super ammortamento per i beni strumentali tradizionali,

• la rivisitazione della mini-Ires,

• la maggiorazione della deducibilità dell’Imu sui capannoni industriali,

• il patent box,

• la norma sulle aggregazioni d’imprese,

• il sostegno all’autoimprenditorialità,

• la salvaguardia del Made in Italy e dei marchi storici”.

 

“Infine – conclude Confapi – sebbene non riguardi il provvedimento in esame, ribadiamo che l’entrata in vigore del nuovo codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza si sta concretizzando in un ulteriore fardello per le PMI. La misura introdotta rischia infatti di avere un effetto dirompente sulle nostre industrie, soprattutto su quelle meno strutturate.

 

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