"Eravamo stati chiamati per essere auditi in merito al tema del salario minimo. Invece ci troviamo di fronte all'inserimento di norme che tentano di monopolizzare la rappresentanza e su questo non possiamo essere d'accordo". 

 

Roma 12 marzo. È netta la posizione espressa da Confapi nel corso dell'audizione presso la Commissione Lavoro del Senato in merito ai Disegni di legge n.658 e n. 310 sull'introduzione del salario minimo. Il M5S propone una soglia di 9 euro lordi, mentre il PD avanza la proposta di 9 euro netti. Liberi e uguali e Fratelli d’Italia, invece, individuano il minimo nel 50% del salario medio, corretto da un fattore di proporzionalità regionale.

 

Confapi è d’accordo sulla non proliferazione e la riduzione di contratti di lavoro, laddove stipulati da parti sociali non rappresentative, ma questo non deve essere il pretesto per escludere e non dare voce alla colonna portante del sistema produttivo rappresentata dalla piccola e media industria privata italiana.

 

Confapi è stata la prima organizzazione datoriale a sottoscrivere l'accordo interconfederale sulla rappresentanza con CgilCisl e Uil e, da oltre 70 anni stipula, esclusivamente con le principali organizzazioni sindacali, 13 contratti collettivi nazionali di lavoro nei più importanti settori produttivi.

 

Secondo Confapi, la finalità della norma sul salario deve essere diretta principalmente a tutelare quei lavoratori i cui datori di lavoro non applicano alcun contratto collettivo nazionale, risolvendo, per esempio, il problema degli esigui compensi per i “lavoretti” della Gig economy”.   

 

Tutti i contratti Confapi, conclude l'associazione, hanno un costo medio che supera la soglia della paga oraria indicata nel Disegno di legge, ma ovviamente sono tagliati a misura dei bisogni e delle peculiarità delle Pmi.

 

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