TORINO. Alla storica manifestazione promossa alle Officine Grandi Riparazioni di Torino da ben 11 Associazioni datoriali, fra le quali la nostra Confapi, ha preso parte il Presidente di Apindustria Venezia Ivan Palasgo, il Direttore Nicola Zanon, il componente del Consiglio Direttivo Roberto Dal Cin e il collaboratore sindacale e consulente del Presidente Pier Orlando Roccato.

 

 

L’iniziativa ha visto la partecipazione di oltre tre mila imprenditori di Associazioni rappresentative di vari settori merceologici, compatti nel rivendicare con forza la necessità di coraggio nell'azione di guida del Paese, cambiando rotta rispetto l’attuale situazione di stallo e difficoltà, riscontrabile non solo nell'ambito delle infrastrutture ma anche nei confronti dell’Unione Europea e quindi dei Mercati, causa di indebolimento e instabilità, fattori estremamente negativi per tutto il sistema produttivo.

 

“Il problema dell’Italia non è solo la TAV, ma anche la banda larga, il terzo valico, i porti”.

 

È quanto ha dichiarato Maurizio Casasco, presidente di Confapi, all'assise delle associazioni imprenditoriali torinese. “Quanto al Governo - ha aggiunto Casasco - i numeri per noi non sono quelli dei sondaggi elettorali, ma sono quelli del PIL, dell’occupazione, del costo del denaro, delle tasse, delle politiche per l’occupazione e per i giovani, degli incentivi. Stiamo pagando costi sempre più alti, senza trarre nessun beneficio. Abbiamo bisogno di leader, non di segretari di partito, come era stato indicato dal voto degli italiani che avevano chiesto flat tax, abbattimento della burocrazia, investimenti pubblici.

Bisogna abbandonare le politiche assistenzialiste: il reddito è il lavoro. Perché i due leader di governo non lasciano le segreterie dei rispettivi partiti assumendosi delle responsabilità nei riguardi del Paese? Si cresce anche facendo crescere i consumi interni, ma i consumi e la capacità di spesa crescono con il lavoro.

 

Fino a prova contraria il lavoro lo crea l’industria, in particolare la piccola e media industria privata che in Italia è, a tutt'oggi, la colonna portante del nostro sistema produttivo.

 

Ha ragione il nostro Presidente Sergio Mattarella quando dice che senza finanze solide non si possono tutelare i più deboli. Qualora volessimo considerare lo sforamento del deficit una scelta strategica, la dobbiamo finalizzare esclusivamente a investimenti mirati e produttivi, realizzando grandi opere come la TAV, la Pedemontana lombarda e piemontese, l’alta velocità Brescia-Trieste, il Terzo Valico, per fare qualche esempio. E investire per diminuire il trasporto merci su gomma, sviluppare le reti su rotaie e realizzare infrastrutture portuali e logistiche.

 

Bisogna uscire dalla campagna elettorale. C’è una politica antindustriale in questo Paese e su questo bisogna lavorare”.

 

Non era mai successo prima che le più importanti associazioni datoriali d’Italia si mettessero assieme lasciando da parte la proverbiale litigiosità, al fine di perseguire l’obbiettivo comune, parlando la stessa lingua con un unico messaggio: “Le grandi opere sono essenziali per la crescita e lo sviluppo”.

 

 

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