Il Decreto dignità non piace neanche a "metà"

Il Decreto dignità è stato affrontato durante un convegno di livello nazionale organizzato da Apindustria Venezia. Gli esperti presenti non ha esitato nell’esprimere preoccupazione sul provvedimento, che penalizzerebbe anche il Nord Italia.

 

Dal “Decreto Legge Dignità” e dalla sua successiva conversione nella Legge 96/2018 arriva la stretta sui contratti di lavoro a tempo determinato e di somministrazione a termine. Il periodo di durata massima e il numero di proroghe possibili sono state ridotte a 12 mesi prorogabili a 24 solo in presenza di specifiche causali, espressamente prevista dal dettato normativo. Queste, assieme all’aumento dei contributi INPS per ogni rinnovo dei contratti da destinare al finanziamento della Naspi, la previsione di un parziale esonero contributivo per l’assunzione di lavoratori under 35 al fine di favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, oltre che aumento degli indennizzi per licenziamenti illegittimi sono, in sintesi, le novità più rilevanti in tema di lavoro.

 “Dalla lettura dell’articolato della Legge di Conversione” - fanno notare da Apindustria - “emerge la stretta della previsione normativa ai contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, con il chiaro intento di incoraggiare le imprese all’assunzione e o trasformazione a tempo indeterminato, cercando così di ridurre le condizioni che determinano il precariato”.

Le imprese dopo il Decreto Dignità e la sua conversione in Legge utilizzeranno i nuovi contratti a termine, dovendo sopportare maggiori costi per la loro gestione; l’utilizzo di tali contratti, inoltre, in considerazione delle nuove norme stringenti che blindano tale tipologia contrattuale, sarà limitato ai contratti di durata pari a 12 mesi, soprattutto per il rischio contenzioso dovuto alle nuove causali in caso di proroghe e rinnovi, con il conseguente aumento del turn-over di dipendenti  e aspettative temporali di occupazioni sicuramente più brevi, oltre alla  maggior difficoltà nel formare nuove figure professionali.

“L’auspicio è quello che – commenta Nicola Zanon, Direttore di Apindustria Venezia – il Legislatore possa intervenire, quanto prima, introducendo incentivi strutturali per le assunzione e le trasformazioni dei rapporti di lavoro subordinato in contratti di lavoro a tempo indeterminato, al fine di incentivare tale forma contrattuale.”                

Secondo le statistiche occupazionali Eurostat del 2016, l’incidenza del contratto a termine, nell’eurozona, è mediamente del 16,1% , mentre in Italia si attesta al 15,5%, ben al di sotto, ad esempio, della Francia con il 16,8% e dell’Olanda con il 22%; la Polonia supera il 26%, mentre la Spagna raggiunge, addirittura, il 27%.

Degli effetti del Provvedimento legislativo, che tanto ha fatto discutere nella calda estate trascorsa, se n’è parlato dettagliatamente nell’evento “L’Impresa dopo il Decreto Dignità”  promosso da Apindustria Venezia lo scorso Venerdì 21 Settembre a Mestre, all'Hilton Garden Inn Venice,con l’obbiettivo di dare risposte concrete alle domande delle Imprese, da un punto di vista tecnico e oggettivo, con l’ausilio di adeguate professionalità e competenze. Fra i relatori intervenuti il Direttore di Veneto Lavoro, Tiziano Barone, non ha esitato nell’esprimere preoccupazione sul provvedimento, citando alcuni dati significativi che testimoniano come la nostra Regione risulti penalizzata, e non incentivata, come invece sarebbe stato auspicabile da parte del Governo, in una fase di fiduciosa ripresa come quella che stiamo vivendo.

Anche il deputato Sara Moretto, intervenuta, ha ricordato gli sforzi compiuti dal precedente Governo per coniugare al meglio nuova occupazione e flessibilità, garantendo ora il proprio impegno per cercare di correggere il provvedimento con proposte e suggerimenti, anche alla luce del proprio ruolo da Capogruppo in Commissione Attività produttive, Commercio e Turismo della Camera dei Deputati. 

 

 

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