LE AZIENDE CHE GUARDANO AI MERCATI ESTERI 

Emirati Arabi, l’export sale tra arte, lusso e cultura

 

IL SOGNO

C’è chi sogna gli acquisti degli arabi a Marghera, e chi sogna di fare affare con gli arabi. E a quanto pare in molti ce l’hanno fatta. Gli Emirati Arabi Uniti rappresentano per l’Italia il secondo mercato di sbocco nell’area del Medio Oriente e del Nord-Africa.

Si posizionano dietro la Turchia, e dal 2011 l’interscambio tra Italia ed Emirati Arabi Uniti (EAU) è cresciuto ad un ritmo sostenuto. Nel 2017 l’export italiano verso gli EAU è stato pari a 5,3mld di euro e si stima che entro il 2020 ci sarà un incremento di 1,6mld. A trainare gli scambi è la richiesta di prodotti italiani di lusso, gioielli in primis. Seguono apparecchiature mediche e meccanica strumentale. Un mercato in cui le aziende venete fanno la parte del leone: nel 2017 hanno esportato beni e servizi per un valore di 760mln di euro.

L’ultima occasione di confronto è stato il convegno “Emirati Arabi Uniti, opportunità per le aziende italiane” organizzato da Apindustria Venezia e Intermark Srl all’Hotel Hilton Garden Inn di Mestre. Alberto Turchetto, responsabile Nord Italia Sace (società per azioni del gruppo Cassa Depositi e Prestiti che si occupa di sostenere le aziende nel mercato internazionale) spiega che le opportunità sono molteplici, a partire dalla bassa tassazione e dalla burocrazia snella. L’ostacolo maggiore è invece la distanza culturale.

A maggio 2018, il primo ministro degli EAU ha annunciato che entro fine anno sarà concesso a soggetti stranieri di detenere fino al 100% delle quote di società con sede negli Emirati (prima era necessario avere un partner che avesse la cittadinanza e che ne detenesse almeno il 51%).

Difficile pensare però di fare tutto da soli. 


 

Questo sito usa i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione. Continuando a visitare il sito ne accetti l'uso

  Io accetto i cookies di questo sito.