Uno studio della CONFAPI stila la classifica dei ruoli più richiesti dalle piccole aziende. Subito dopo c’è la figura dei professionisti “temporanei”.

ROMA - Le piccole e medie imprese che hanno tenuto il passo dell’innovazione anche in questi anni turbolenti sono quelle che sono riuscite a puntare da una parte su nuove figure professionali, dall'altra sulla formazione.

Secondo un’indagine della Confapi, la confederazione delle Pmi italiane, condotta su 1.523 aziende, il manager più ricercato dalle Pmi nell'era dell’industria 4.0 è l’export manager (lo cerca il 34,4 per cento del campione), un ruolo che sta riscuotendo particolare successo in Italia soprattutto negli ultimi mesi, grazie ai bandi messi a disposizione dal ministero per lo Sviluppo economico a chiusura 2017 dei voucher per l’internalizzazione. Altre imprese considerano vitale l'innovation manager (23 per cento del totale), figura professionale fondamentale nell'analizzare e monitorare tutte le funzioni del business aziendale, intuendo quali abbiano bisogno di un intervento in tema d’innovazione. Più di recente è comparso poi il temporary manager (22 per cento), una posizione lavorativa impiegata in azienda per periodi limitati, dai 3 ai 9 mesi, per affiancare i dirigenti interni in un processo di riorganizzazione, gestione e ridefinizione delle strategie aziendali, come i passaggi di proprietà o di generazione, il lancio di un nuovo prodotto o l’espansione verso nuovi mercati. Per il 15 per cento delle aziende, invece, il manager di rete è diventato essenziale nel facilitare i processi di sviluppo e la creazione di reti di imprese.

La new entry manageriale è rappresentata però, come si è detto, dal temporary manager che può ricoprire molteplici funzioni all'interno dell’azienda: può occuparsi di un particolare aspetto legato all'import/ export aziendale, trattare l’ottimizzazione dei processi aziendali e la riduzione dei costi operativi; può incarnare per esempio un professionista del processo di quotazione in borsa e sovraintendere l’area finanziaria, qualora un’impresa voglia quotarsi in un mercato secondario. Il punto di forza di questo dirigente è però la conoscenza approfondita delle tecnologie, un bagaglio che gli permette di essere utilizzato dall'impresa per individuare quelle all'avanguardia e più coerenti con l’azienda stessa.

«Non dobbiamo rinunciare però al nostro patrimonio fatto di storia, tradizione e expertise – sostiene Maurizio Casasco, presidente della Confapi - Dobbiamo tracciare un sentiero comune che ci permetta di lanciare brevetti e prodotti innovativi che consentano, anche alle imprese più piccole, di fare il salto di qualità e di diventare protagoniste del cambiamento nel modo di fare impresa ». Particolarmente importante, per il successo delle piccole e medie imprese, è la formazione programmata dalla stessa azienda per i suoi dipendenti. Nel 2017 il 67,21 per cento delle imprese coinvolte nel sondaggio ha confermato di aver investito in attività formative per il personale della propria azienda. Mentre il 57,4 per cento di loro ha dichiarato di aver bisogno di figure manageriali di elevata professionalità, come quelle che abbiamo appena visto. «La congiuntura economica, caratterizzata da una crisi di sistema e da una forte globalizzazione – ha commentato Maurizio Casasco - richiede alle imprese una forte attitudine al cambiamento, costringendo le piccole e medie imprese ad adeguarsi prontamente a un contesto sempre più competitivo attraverso processi d’innovazione e internazionalizzazione essenziali». L’Italia è il paese europeo con il maggior numero di piccole e medie imprese: sono ben 4 milioni e costituiscono il 95 per cento di quelle attive.

 

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