VENEZIA «Banca Intesa San Paolo procede asetticamente, ignorando le esigenze del territorio e il contesto criminale nel quale si sono bruciati i risparmi di generazione di veneti con il crollo di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza». Le associazioni dei risparmiatori traditi hanno presentato ieri a Mestre la lettera che invieranno domani ai prefetti veneti, Governo e al presidente Zaia.

L'obiettivo: chiedere un «tavolo di emergenza» per «congelare» la situazione debitoria delle migliaia di imprese venete, che attendono i fondi promessi dall'istituto milanese e governo. «Sempre più spesso vengono presso i nostri uffici imprenditori disperati, che vedono proporsi in caso di mancato rientro dei fidi, il rinnovo con tassi oltre 20% annui per gli sconfinamenti - ha spiegato Patrizio Miatello, dell'associazione Ezzelino III da Onara Giustizia Risparmiatori -. Ma ricordiamo che quei fidi erano garantiti dal valore delle azioni delle due ex popolari che sono crollate».

Secondo le associazioni c'è in gioco l'operatività di almeno 20 mila imprese venete (e oltre 70 mila lavoratori). «La pretesa di rientro da fidi garantiti da azioni delle popolari, azzerate di valore e l'automatica segnalazione al Registro dei cattivi pagatori fa perdere l'affidabilità bancaria, che per un'azienda è essenziale per lavorare», spiegano le associazioni. «Chiediamo che Banca Intesa si faccia carico della situazione, che aiutino a mantenere in vita le aziende venete, così che possano pagare i debiti - ha proseguito l'avvocato Franco Conte, referente regionale del Codacons - Chiediamo che il codice etico della banca venga applicato». La lettera che invieranno alle istituzioni è stata sottoscritta anche da Fulvio Cavallari (Adusbef Veneto), Elena Bertorelli (Casa del consumatore), Lando Arbizzani (Anla), Ivan Palasgo (Apindustria Confapi Veneto) e Vincenzo Giglio (Senior Italia già Federanziani Veneto).

Un altro tema che sta a cuore alle associazioni è la gestione degli Npl delle ex Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza. Le associazioni chiedono di «evitare cartolarizzazioni selvagge dei crediti deteriorati soprattutto quelli delle micro e piccole imprese; prevedere l'assegnazione della gestione di parte degli asset anche a soggetti esterni ad Sga (Istituzionali o sottoposti a controllo pubblico); preferire soluzioni capaci di valorizzare i crediti deteriorati, con l'obbiettivo di garantire la ripresa, l'operatività e la sopravvivenza delle piccole e micro imprese».

«Se nel 2015 il numero delle esecuzioni immobiliari in Veneto è stato di 18mila, è facile immaginare la catastrofe che si realizzerebbe se una parte considerevole delle 300mila ipoteche (200. 000 per ex Bpvi e 100. 000 per ex Veneto Banca) oggi in mano alla banca andassero sul mercato - ha concluso Patrizio Miatello - dentro ci sono infatti fabbriche, terreni, abitazioni, quote di interporto...»

 

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