Cgil: "Preoccupati dai dati". Uil: "Serve taglio permanente del cuneo fiscale". Confapi: "Misure inadeguate per la riduzione del costo del lavoro".

MILANO - Accoglienza fredda per il Documento di Economia e Finanza, arrivato oggi in Parlamento per le consuete audizioni. I rilievi più importanti arrivano dai sindacati. "Non vediamo tutto questo ottimismo che traspare - ha sottolineato la segretaria della Cgil Susanna Camusso - ci pare preoccupante il dato della crescita e della disoccupazione che non scende mai sotto il 10%", una "distanza significativa - secondo Camusso - rispetto alla priorità del Paese". Secondo Camusso, non si interviene sull' emergenza lavoro, soprattutto sulla disoccupazione giovanile. "C'è un gran continuismo rispetto alla politica del passato", ha aggiunto, che non ha saputo far crescere occupazione nè dare risposte sul fronte del welfare. Resta invece la politica di austerità che ha avuto effetti negativi sul'economia". E poi, ha evidenziato, "è sparita qualunque ipotesi di equità fiscale, quindi un intervento rispetto all'Irpef e alla sua progressività e rispetto a lavoratori e pensionati. Si continua a rimanere dentro un'impostazione che continua a esonerare le grandi ricchezze dal pagamento fiscale".

Critiche anche dalla Uil. "Occorreva Più coraggio. Speriamo che ci sia nella legge di bilancio", ha attaccto il segretario confederale Carmelo Barbagallo, a margine dell'audizione. "Basta austerità, lo dicono tutti ma nessun ancora lo fa", ha detto sottolineando la necessità di "rilanciare i consumi e l'occupazione" e dare attenzione ad "ammortizzatori sociali, sud e giovani". E, alla richiesta di un giudizio sull'ipotesi di un aumento dell'iva per tagliare il cuneo fiscale, ha risposto che "a noi interessa una riduzione strutturale del cuneo fiscale su lavoro e imprese".

I rappresentanti di Sbilanciamoci hanno invece giudicato positivamente l'introduzione di alcuni indicatori di benessere equo e sostenibile, criticando però la scelta di soli 4 indicatori deludente. "Siamo rimasti molto sorpresi e delusi - hanno detto - dalla scelta di 4 indicatori rispetto ai 130 indicatori Bes individuati dall'Istat; gli indicatori hanno una loro rilevanza ma sono assolutamente insufficienti". "Ci sono altri indicatori Bes che potrebbero essere utilizzati per offrire lo stato del benessere più accurato". Sbilanciamoci hanno suggerito quindi di ampliare il numero indicatori utilizzati, comprendendo ad esempio quelli che rilevano i livelli di istruzione, l'abbandono scolastico, il tasso di povertà, lo stato di cementificazione del Paese, il livello di ricerca e sviluppo, l'accessibilità dei servizi sociali.

Secondo Confapi nel Documento è insufficiente lo sforzo del governo per ridurre il peso del fisco. Le pmi - rileva l'associazione - "sono costrette a pagare allo Stato il 64,8% dei loro guadagni". Nel Def "non sono messe in campo misure adeguate per riduzione costo lavoro e per una decisiva ripresa della domanda", in particolare per le piccole e medie imprese. Servono - secondo Confapi - misure per "rafforzare la competitività, la ripresa degli investimenti e la semplificazione burocratica", osserva la Confederazione.

Nel Def, osserva l'associazione "non si fa alcun riferimento alla riduzione dell'aliquota Irpef annunciata più volte. Ciò costituisce una gravissima perdita di competività rispetto ai principali paesi europei, che entro determinate soglie di reddito presentano aliquote di gran lunga ridotte a quelle applicate nel nostro paese". Il peso fiscale, sottolinea Confapi, "scoraggia a investire, ad assumere e spesso scoraggia anche a continuare la propria attività". La politica economica e fiscale "non può prescindere da interventi mirati in funzione dell'aspetto dimensionale delle imprese", ribadisce l'associazione.

 

Fonte: La Repubblica

 

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