San Donà. Il Rapporto di Apindustria del terzo bimestre 2016. In calo fatturato e ordinativi. Uno dei principali problemi delle aziende è l’accesso al credito.

Terzo bimestre 2016, Pmi ancora in difficoltà. La vera ripresa è ancora lontana su tutto il territorio. Uno dei problemi resta sempre l'accesso al credito che ha impedito a molte aziende sane di proseguire. Invece hanno chiuso i battenti. E anche le famiglie spendono meno.

Sono i dati di Apindustria che parlano chiaro e per il momento non annunciano segnali di ripresa come si sperava ala fine del 2016. Per le piccole e medie aziende calano il fatturato, dell'1,3 per cento, e gli ordinativi, del 3,2 per cento, in tutto il Sandonatese. L'indagine è stata condotta da Nicola Zanon dell'Ufficio studi di Apindustria Venezia e dal vice presidente dell'Api di San Donà di Piave, Adriano Peretti. Riguarda le imprese del manifatturiero, in particolare chimica, meccanica, tessile, legno-arredo, gomma-plastica. E continua anche a diminuire la concessione del credito da parte delle banche nel trimestre aprile-giugno rispetto al precedente del 2,5 per cento. Questi dati risultano leggermente superiori rispetto a quelli nazionali. Così si spiega una diminuzione dei consumi e una contrazione delle vendite al dettaglio dell' 1,8 per cento.

«Paura ed incertezza dominano nelle famiglie», ha spiegato il vice presidente Peretti, «che tendono a non spendere». Il direttore di Apindustria Venezia non vede un autunno di ripresa: «Non ci sono certezze sul riavvio. Dobbiamo ancora capire quale ripercussione avrà l'effetto Brexit sulla nostra economia industriale e il Pil parla chiaro. Servono defiscalizzazione sul costo del lavoro e meno burocrazia per chi investe, senza questi interventi il Paese non risorgerà». Roberto Dal Cin presidente dell'Api sandonatese ha individuato una delle causa più condizionanti. «La crisi della banca popolare di Vicenza e Veneto Banca ci preoccupano», dice, «oggi servono iniezioni di fiducia per far ripartire l'economia e ridare un po' di ottimismo. E inoltre chiediamo a viva voce una concreta politica del credito finalizzata a investire su sviluppo e ricerca aiutando le imprese a crescere e non investire solo sui bilanci. Il tempo stringe. Da queste parti molte aziende hanno chiuso i battenti perché le banche non hanno concesso credito. Eppure si trattava di imprese sane che avevano contribuito allo sviluppo del territorio».

 

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