I dati del primo trimestre 2016 del Portogruarese confermano le difficoltà acuite dalle crisi bancarie.

È un quadro a tinte fosche quello tracciato da Apindustria Venezia in relazione all’andamento economico del territorio portogruarese. Secondo l’ultima indagine stilata dall’ente diretto da Pier Orlando Roccato, infatti, la ripresa nel primo trimestre del 2016 stenta a decollare per una serie di andamenti. A cominciare dalle turbolenze del mondo creditizio, che si abbattono sul portogruarese tra il quarto trimestre 2015 e il primo del 2016: i prestiti a famiglie e imprese hanno registrato un -0,3%. Le sofferenza bancarie, secondo Apindustria, sono in forte aumento con un +84 miliardi a livello nazionale e +3,8 miliardi in Veneto. La crisi degli istituti di credito, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, hanno ulteriormente impoverito il territorio. Gli sportelli bancari sono circa 18 a Portogruaro, con depositi pari a 500 milioni di euro e gli impieghi si aggirano intorno ai soli 900 milioni di euro, meno del doppio dei primi. Nonostante ciò il pil è in lieve aumento (+0,8%) ma il miglioramento risulta debole rispetto alla media regionale (+1,7%). A fotografare la difficoltà del territorio è il dato sulla disoccupazione, il cui indice si aggira tra il 10,5 e l’11%. Il dato sul lavoro con contratti a tempo determinato registra un -33,4% nel primo trimestre 2016 rispetto al quarto trimestre 2015. Facendo una fotografia dell’intera area, il settore che si dimostra più dinamico e promettente è quello dell’energia con un aumento del 1,2%. Sono in sofferenza gli altri settori: beni strumentali (-1,6%), beni intermedi (-1,2%) e beni di consumo (-0,7%). Il saldo è negativo assestandosi ad un -1,2%. In calo anche le vendite (-3,5%).

«Oggi», dice il presidente di Apindustria del mandamento sandonatese Roberto Dal Cin, «il territorio necessita di risorse economiche da investire sul riavvio del lavoro e dei consumi in modo da tornare a sperare in una più veloce ripresa». Per quanto riguarda l’export, questo risulta minore rispetto all’import soprattutto nei confronti della Cina. Si stima che la zona del portogruarese importa dal paese orientale circa 153 milioni e ne esporta appena 32 milioni. «L’area del portogruarese», dice invece il direttore Roccato, «rispecchia a pieno la situazione veneta e in generale quella italiana. Dovremmo consolidare i risultati dello scorso anno attraverso la sollecitazione dei consumi, che può avvenire a livello governativo con la liberazione di risorse, e soprattutto con gli investimenti bancari».

 

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